"L'arte digitale
si fa usando tasti di
volume per il colore, ad esempio il
giallo
diventa più arancio o più verde,
più intenso o più
scialbo in un attimo.
In un attimo si
possono creare a piacere
sfumature e contrasti.

Si fa creando
invisibili superfici su cui
si può operare senza guastare
nulla di ciò
che c'è sotto.
Si fa sfumando,
sbiadendo, sfocando,
contrastando... e
in un pomeriggio puoi
vedere dove ti avrebbe
portato la tua
ricerca di pittore in sei mesi di faticoso
lavoro
sulla tela
.
Sembrerà banale
ma si guadagna tempo per
andare al supermercato o
per stare con la
fidanzata senza puzzare di trementina,
o per
stare meglio in salute facendo passeggiate
e qualsiasi altra
cosa si debba o si voglia
fare."
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Zen come fantasia
del computer.
Mayoor lavora con
tecniche digitali che
per lui sono metodi
efficaci per viaggiare
nel tempo.
Perché Zen?
Perché Zen è accadimento,
non teoria. L’estetica
Zen nasce dalla
comprensione, non dalla
ricerca.
Per questo
può sembrare priva di
travaglio, è soluzione dell’enigma,
quindi
quiete.
Trovata la
soluzione ci si scorda
all’istante della domanda e della
sua
incertezza.
Le immagini
astratte di Mayoor sono una
sequenza di
affermazioni assolute dove
Il protagonismo
del soggetto si è dissolto.
All’io perduto
subentra la vastità senza
confini, pensieri e parole
lampeggiano
davanti all’immagine come in un
acquario.
Non è dato sapere
cosa siano i suoi
Object, ne’ a cosa
servano, per la
semplice ragione che Mayoor li ritrae
prima ancora che siano nati.
A maggior ragione
gli Untitled, immagini
che giungono dal
vuoto, fascinazioni che
sembrano appartenere alla
meraviglia
della prima infanzia, sgombra di ogni
giudizio e autenticamente contemplativa.
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MAYOOR
E' nato in
Italia.
Dopo l’Accademia
di Belle Arti, ha lavorato
come art-director e illustratore.
Discepolo del
maestro
indiano Osho, esperto in tecniche di
meditazione, ha
partecipato a vari stages
di
terapia esistenziale .
Vive e lavora a
Milano.
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