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NEO VISIONARY TAROT
I
tarocchi sono da secoli 78 passaporti riuniti in un mazzo di
carte che servono a farci trasbordare nel regno di un’
ipotesi di certezza sulla vita.Non sono tavole della legge,
ma forse rappresentano le tavole grafiche di un Caso che
tentiamo ogni giorno di fronteggiare e districare; non
appartengono a un ipotetico destino, ma alla possibilità
d’interpretare la vita grazie a segnali che noi esseri umani
abbiamo la possibilità di avvertire, comprendere, seguire. I
tarocchi sono spie venute dal passato remoto che possono
aiutarci a convivere con una maggiore saldezza morale con la
voragine aperta sul tutto che è il libero arbitrio. Se il
nostro futuro è in buona parte nelle nostre mani, un mazzo
di tarocchi può aiutarci a togliere, da queste nostre mani,
il tremore della paura.
Alejandro Jodorowsky, artista e intellettuale
cileno espertissimo dell’argomento, ha affermato che “i
tarocchi sono un ponte fra due estremi, l’intuizione e la
ragione, sono uno specchio dell’anima e uno strumento per
conoscersi psicologicamente e storicamente, tanto che
secondo me dovrebbero essere materia di studio nelle
università”
I Tarocchi sono simboli codificati
dall’origine misteriosa. E’ come se fossero sbarcati da un
passato così remoto che anche l’archeologia delpensiero più
fantascientifico fa fatica a trovarne il capo di una corda
tesa su tutti i tempi. Un passato così remoto che forse non
è mai esistito: addirittura qualcuno ha pensato che questi
oggetti non identificati nell’origine provengano da
Atlantide. E’ pero ormai certo che la prima documentata
comparsa di questi “passaporti per la conoscenza dell’uomo”
risalga alla Francia del XIV secolo; questi UFO di carta
furono forse tradotti in Europa dall’oriente per mezzo dei
Cavalieri Templari a seguito delle Crociate. Oppure si pensa
che siano apparsi, i Tarocchi, evolvendosi come una delle
espressioni di una cultura (oggi la si direbbe underground)
delle popolazioni nomadi
che dall’Oriente
migrarono fino a noi.
Dai Tarocchi si sono create le moderne carte
da gioco come quelle del poker – espressione dell’azzardo
unito alla forza del carattere; ma quello dei Tarocchi è un
gioco di carte segrete, coperte da misteri da svelare, e
non è possibile passare la mano.
La carte-passaporti di questo serissimo gioco
sono fatte d’immagini che richiamano agli archetipi del
comportamento umano: le basi spesso instabili del nostro
sentire, amare, lottare – in pratica del nostro vivere gli
istinti insopprimibili alla prese spesso ferree con una
ragione con la quale bisogna fare i conti.Leggere le carte
con serietà serve ad approfondire – tramite una mediazione
indispensabile- il nostro rapporto con il tempo, questo
orologio autocaricato che ha nelle passioni, nei sentimenti
e negli istinti i propri ingranaggi vitali.
Vito
Carta, come tanti altri artisti prima di lui – pensiamo al
Mantegna- ha reinterpretato a suo modo le raffigurazioni
delle 78 carte di questo magico mazzo di risposte
estraibili.
Da onesto biscazziere della fotografia
esondante nella pittura elettronica, ha come al suo solito
stravolto le prospettive, dandoci il suo personale tocco,
che in modo a mio avviso abbastanza evidente ha qualche
debito nei confronti del succitato Jodorowsky per quanto
riguarda i suoi visionari film degli anni 70; un tocco al
contempo rude e accarezzante, quello di Carta, che si muove
in un sardonico grottesco; il tocco, anche, di un
conoscitore non superficiale dell’argomento, che attualizza
con l’aiuto delle proprie personali visioni d’incubo
immagini antichissime che vengono dall’ignoto e verso
l’ignoto ci dirigono.
Franz
Krauspenhaar |